Top Ten Film 2009 (lug/dic)
31 gennaio 2010 in top ten filmAgli albori del 2010 pubblico la seconda parte della mia personalissima classifica dei film più belli dell’anno appena finito.
Ovviamente anche in questo caso si parla dei film più belli del 2009, ma in riferimento alle pellicole uscite nel nostro paese nel semestre luglio/dicembre.
Anche in questo caso, come già era stato fatto per la Top Ten dei film più belli del 2009 (gennaio/giugno), ho cercato di essere il più imparziale possibile, basandomi sia sulle mie impressioni, ma anche sulle valutazioni dei principali siti dedicati al mondo del cinema.
10 – Sherlock Holmes, di Guy Ritchie
Probabilmente la vera rivelazione dell’anno, ma in fondo bisognava aspettarselo da quel volpone di Guy Ritchie. Un’adrenalinica avventura interpretata da personaggi irresistibili e con un Robert Downey Jr. in gran forma che rende più che riuscita la rivisitazione moderna di questo storico personaggio della letteratura;
9 – Nel paese delle creature selvagge, di Spike Jonze
Il visionario regista Spike Jonze porta sul grande schermo la fantastica storia di Max, pestifero ragazzino che mandato in punizione dalla madre, si crea un mondo immaginario popolato da straordinare creature che lo nominano come loro Re. Il film si dimostra una grande prova di rappresentazione visiva ed è al tempo stesso capace di emozionare e commuovere;
8 – 500 giorni insieme, di Marc Webb
Una bellissima commedia omantica veramente innovativa che racconta splendidamente l’innamoramento e la sua idealizzazione. Diretto splendidamente dall’esordiente Marc Webb, il film ha riscosso un grandissimo successo anche grazie ai bravissimi Joseph Gordon-Levitt e Zooey Deschanel in grado di raccontarci splendidamente una storia che più che altro è assolutamente realistica ;
7 – Il Nastro Bianco, di Michael Haneke
Il film trionfatore all’ultimo Festival di Cannes, che ci porta a riflettere una volta in più sulla Germania nazista vista all’interno di un dramma familiare. Haneke realizza un film efficacissimo dal punto di vista drammatico, sfruttando al meglio l’evocazione visiva del bianco e nero e di inquadrature statiche che creano una costante tensione nello spettatore;
6 -Il mio vicino Totoro, di Hayao Miyazaki
Un film d’animazione del 1988 che esce al cinema 11 anni dopo? In Italia si può, e per fortuna aggiungo io. Uno dei capolavori di Miyazaki considerato il più “leggero” di tutti ma quasi perfetto nella sua semplicità e nella sua purezza, e capace di concentrare al meglio le attenzioni sul mondo della natura e sulla famiglia;
5 – Moon, di Duncan Jones
Un bellissimo thriller fantascientifico come non si vedevano da tempo. Duncan Jones dirige magistralmente Sam Rockwell, astronauta che dopo tre anni sulla luna non riesce a tornare al pianeta natale. Moon è un altro dei piccoli capolavori che il cinema indipendente ci ha regalato, alla riscoperta dello spazio con tutti i suoi segreti ed il suo fascino senza tempo;
4 – A Serious Man, di Etan e Joel Coen
I fratelli Coen continuano a non sbagliare un colpo e ci regalano una fantastica black comedy. Con questo film i due registi riscoprono il loro lato cinico e la loro spietata schiettezza nel raccontarci la “bizzarra” vita di Larry Gopnick, un ebreo medio alle prese con diversi problemi familiari, descritti con la loro tipica ironia ed ovviamente senza nessuna pietà per la società descritta;
3 – Up, di Pete Docter e Bob Peterson
Decimo film di animazione di casa Pixar e decimo capolavoro (forse il più riuscito ad oggi). Up racconta la storia di Carl Fredricksen, un vecchietto che desidera realizzare il sogno della sua vita, raggiungere le Cascate Paradiso in Sudamerica come promesso alla sua amata Ellie.
Uno stile grafico essenziale permette di apprezzare al meglio la bellezza dei personaggi e l’ottima regia che si mantiene sempre avvincente e spettacolare per un film di animazione che piace più ai grandi che ai piccini e che rende al massimo anche nel tradizionale 2D;
2 – District 9, di Neill Blomkamp
Un altro regista esordiente ci regala un vero e proprio capolavoro della fantascienza. Ispirato ad un cortometraggio e prodotto da Peter Jackson, District 9 è un prodotto che ha conquistato tutti grazie al suo impatto visivo e alla sua trama, perfetta metafora della situazione degli immigrati nel mondo.
Un magico mix di ultra realismo unito a momenti fantascientifici memorabili, soddisferanno tutti, sia amanti del genere che non;
1- Bastardi senza gloria, di Quentin Tarantino
Sua maestà Quentin Tarantino torna a regalarci uno dei suoi capolavori, paragonabile addirittura a Pulp Fiction sia dal punto di vista della regia che dall’ottima sceneggiatura costrutita su dialoghi memorabili.
Un cast stellare tra cui spiccano Brad Pitt ed Eli Roth, ma su tutti si erge un monumentale Christoph Waltz nei panni del perfido colonnello delle SS, Hans Landa. Basato sulla classica struttura a capitoli, il film è curato in ogni suo piccolo dettaglio ed ogni singola battuta contribuisce a realizzare questo capolavoro del cinema.
Un omaggio in tutto per tutto alla settima arte, di cui, grazie alle opere di Quentin, è impossibile non innamorarsi.
Avatar
19 gennaio 2010 in film fantascienza
VotoClod: 10/10
Titolo originale: Avatar
Lingua originale: Inglese
Paese: USA
Anno: 2009
Durata: 162 minuti
Genere: fantascienza
Regia: James Cameron
E’ il film più chiaccherato del momento ed i fan più accaniti lo stanno aspettando da oltre 10 anni. Dopo un lungo calvario e dopo 4 anni di produzione, la più costosa della storia del cinema, finalmente Avatar è giunto nei cinema di tutto il mondo e per ultimo ha raggiunto anche il nostro paese, dove l’uscita è stata posticipata per non “danneggiare” gli “imperdibili” cinepanettoni di De Sica e company.
L’ultima fatica cinematografica di James Cameron racconta la storia di Jake Sully, marine costretto sulla sedia a rotelle, che accetta di prendere il posto del suo defunto fratello, all’interno di una importante missione sul pianeta Pandora. Siamo nel 2154 e sul pianeta gassoso è in atto una spedizione di umani che coinvolge sia scienziati alla scoperta del affascinante pianeta che marines che agli ordini dell’uomo d’affari Parker Selfridge (Giovanni Ribisi), cercano di raggiungere i principali giacimenti di Unobtanium, minerale di inestimabile valore.
Data la tossicità dell’atmosfera del pianeta, all’interno di laboratori vengono creati degli esseri nati dall’intreccio di DNA umano e DNA dei Na’Vi, la popolazione indigena di Pandora. Queste creature sono dei veri e propri Avatar dei loro corrispondenti umani, i quali riescono a comandare con un interfaccia mentale i loro nuovi corpi, così da poter esplorare facilmente il pianeta e poter conoscere e stringere contatti con i Na’Vi.
Avatar si presenta così al pubblico cinematografico, contrariamente alle attuali tendenze holliwoodiane, con una trama che ad un primo sguardo non può sembrare che estremamente semplice e banale.
E probabilmente questa è stata la sfida che si è posto Cameron quando ha realizzato Avatar, riuscire a creare un film straordinario lavorando su leve diverse da quelle classiche, ed a mio avviso ci riesce, ed anche molto bene.
Lavorando in maniera straordinaria sui dettagli e curando al meglio tutti i particolari riferiti ai protagonisti, alle loro origini, al loro legame con Pandora e alla biologia dell’ambiente stesso, Cameron riesce a portare al massimo la magia del 3d e degli effetti speciali e gli spettatori si ritrovano d’incanto all’interno di un pianeta magico, con la sensazione di poter addirittura respirare anche la stessa aria dei protagonisti.
Come detto precedentemente, la trama, pur sembrando scontata e banale, rimane comunque sviluppata in maniera ottima, specialmente per i dettagli e per tutto il contorno. Al suo interno Cameron riesce ad inserirci diversi temi, la fantascienza, la storia d’amore, i contrasti scienza e religione, la filosofia ecologica e battaglie spettacolari, il tutto senza appesantire il film e facendolo scorrere in maniera molto lineare.
Una citazione la meritano anche gli attori, che nonostante per buona parte dei 162 minuti subiscano ricostruzioni al computer, hanno comunque messo in scena una interpretazione positiva, riuscendo a rendere reali anche le espressioni dei loro alter-ego Na’Vi.
Si erge su tutti Sam Worthington nei panni del protagonista Jake Sully, ben coadiuvato da Zoe Saldana che da vita alla bella indigena Neytiri. Non male anche Sigourney Weaver, questa volta in versione più “dolce” nei panni della dottoressa Grace Augustine, così come non sfigura Stephen Lang che interpreta l’incazzatissimo colonnello Miles Quaritch.
Ovviamente senza degli effetti speciali che rasentano le perfezione, le varie interpretazioni avrebbero perso molto, ma dalle somiglianze con gli Avatar, alla loro espressività, senza dimenticare la creazione di un ambiente estremamente realistico ed affascinante, così come le spettacolari battaglie o le realistiche gambe atrofizzate di Jake.
Purtroppo già da molto tempo vi erano delle enormi aspettative per questo film e nonostante a mio avviso le abbia rispettate più che bene, tutta questa pubblicità non ha fatto solo bene, tanto che molta gente ha iniziato a vedere Avatar come il solito blockbuster arrogante e mangia soldi, pregiudicando il giudizio di diverse persone e soprattutto (cosa per me inspiegabile) anche di coloro che ancora non hanno visto il film.
Potrei stare qui a continuare ad elogiare la magia del film e le incredibili immagini che mi sono scorse davanti ai miei occhi qualche giorno fa, ma preferisco cercare di rimanere (abbastanza) diretto e concludere dicendo che Avatar è, a mio avviso, sicuramente uno dei film più belli che abbia mai visto, che segnerà la storia del cinema, in quanto prodotto in grado di stupire, affascinare e lasciare senza fiato il pubblico attraverso una nuova forma di coinvolgimento che potrebbe cambiare decisamente il futuro del cinema.
Alla fine del film avrei voluto solamente poter continuare ad ammirare la bellezza di tutto ciò che James Cameron ha realizzato, e solo il fatto di avermi trasmesso una sensazione talmente forte, che non provavo da tanto, mi spinge ad esagerare e a premiare questo film con il massimo dei voti. Io lo vedo.
Fanboys
17 gennaio 2010 in film commedia
VotoClod: 7/10
Titolo orginale: Fanboys
Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 2009
Durata: 97′
Genere: commedia, avventura
Regia: Kyle Newman
Se ne parlava già da pareccho tempo e finalmente ho avuto modo anche io di vedere il blasonato Fanboys, film che ogni appassionato della saga di Guerre Stellari, dovrebbe vedere, quanto meno per apprezzare il modo in cui sia veramente facile impersonarsi nei simpatici protagonisti della pellicola diretta da Kyle Newman.
Ambientata nel 1998, qualche mese prima dell’attesissima uscita mondiale di “Star Wars episodio I – La Minaccia Fantasma“, la pellicola racconta le peripezie di un gruppo di amici che partono in viaggio lungo gli Stati Uniti per raggiungere lo Skywalker Ranch, la dimora di George Lucas.
Il loro obiettivo è quello di irrompere all’interno del ranch per riuscire a vedere il film in anteprima, dato che uno dei ragazzi del gruppo è malato di cancro e non avrà la possibilità di vivere fino al maggio successivo, data di uscita del nuovo episodio.
Il film quindi è una sorta di omaggio, un omaggio a Guerre Stellari, considerata “molto più di una semplice saga cinematografica” e a quella generazione di nerd, in cui spesso e volentieri ci rispecchiamo molto più di quanto pensiamo.
Il viaggio dei cinque ragazzi si trasforma in una esilarante serie di episodi divertenti all’interno dei quali si mescoleranno pasioni, sogni, amicizia ed amore, il tutto per realizzare il sogno di un amico.
Eric (Sam Huntington), Linus (Chris Marquette), Hutch (Dan Fogler), Windows (Jay Baruchel) e Zoe (Kristen Bell) sono quindi il vero fulcro del film e regalano delle discrete interpretazioni, rendendo il film sempre piacevole anche dove la sceneggiatura scarseggia un pò o dove manca di orginalità.
Le chicca vere e proprie sono due, in primis Fanboys si dimostra come probabilmente l’unico film in grado di rappresentare al meglio la intuile quanto divertente rivalità tra i cultori di Star Wars ed i cosiddetti “trekki” (o trekker), mettendo entrambi un pò in ridicolo ma individuandoli anche come fonte inesauribile di gag.
Inoltre la sottile, ma neanche poi tanto, critica rivolta proprio a “La Minaccia Fantasma“, considerato da tutti, me compreso, come il meno riuscito episodio di tutti i sei capitoli di Star Wars. Memorabile la battuta finale del film, proprio prima della tanto attesa proiezione, dove i ragazzi si chiedono “E se fosse brutto?”.
FilmClod và in vacanza
11 dicembre 2009 in film newsCiao a tutti,
da oggi questo blog se ne andrà in vacanza per un bel perioduccio. Avrei voluto programmare qualche recensione durante la mia assenza ma i vari impegni non me l’hanno permesso, quindi vi lascio con un saluto e con la promessa di tornare il prima possibile con nuove recensioni.
Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che mi seguono e supportano il mio blog.
Auguro a tutti buone vacanze, Buon Natale e un Felice Anno Nuovo!!
Ci si vede nel 2010.
Clod.

La custode di mia sorella
7 dicembre 2009 in film drammatico
VotoClod: 7,5/10
Titolo originale: My Sister’s Keeper
Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 2009
Durata: 109′
Genere: drammatico
Regia: Nick Cassavates
La custode di mia sorella (My sister’s keeper), è tratto da un best-seller di Jodi Picoultè
e portato sul grande schermo da Nick Cassavates, autore di un film sì “strappalacrime” ma al contempo di grande interesse sociale.
Kate Fitzgerald (Sofia Vassilieva) è un’adolescedente malata sin da piccola di una forma aggressiva di leucemia. E’ la forza che le dà la sua famiglia che la fa andare avanti, in quanto sono tutti partecipi e protettivi nei suoi confronti.
Combattono insieme a lei, Sara (Cameron Diaz), la madre, che abbandona il lavoro per prendersi cura di Kate, lottando con tutte le sue forze per tenere in vita la figlia malata terminale, Brian (Jason Patric) il marito di Sara, Jesse (Evan Ellingson) il figlio maggiore, introverso e da piccolo dislessico messo emotivamente da parte dai genitori in quanto occupati a proteggere Kate ed Anna (Abigail Breslin), la figlia minore, concepita in provetta per salvare la sorella,per curare la sua patologia, ovvero, per essere la sua “custode”.
Anna sa benissimo per quale motivo è venuta al mondo, e dato che vuole molto bene alla sorella non ha mai avuto problemi a donarle campioni di midollo osseo. Provata e sfinita dal disinteresse della madre, sempre concentrata su Kate, Anna decide di cessare di fornire organi alla sorella e di riprendere il controllo del proprio corpo rivolgendosi a un avvocato di successo Campbell Alexander (Alec Baldwin) per chiedere l’indipendenza medica dalla famiglia.
La storia raccontata è quindi un vero e proprio dramma familiare, con momenti molto toccanti e che si impegna a trattare argomenti delicati e non proprio facili da portare sul grande schermo.
Cassavates infatti scava nella malattia oncologica e nel focolare domestico di una famiglia americana abituata da anni a convivere con la malattia.
Mostrando gli ultimi giorni di vita di Kate Fitzgerald, vengono alla luce tutti i lati della malattia, dai momenti di benessere e spensieratezza ai momenti più duri: la chemioterapia, la trasformazione del corpo della ragazza, la quale non riesce più a vedersi bella, desiderata.
La scelta dell registra è quella di mostrare anche tutti gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici, vomito, sangue, caduta dei capelli.
I retroscena della malattia e il calvario della protagonista vengono raccontati tramite flashback che permettono di conoscere meglio anche la sfera personale delle due sorelle e di Kate in particolare. Ogni evento memorabile della sua vita viene raccolta in delle pagine di un album fotografico che Kate custodisce gelosamente e che sarà il suo grande regalo alla famiglia.
Parallelamente ai flashback la storia si sviluppaanche in un altro ramo temporale che racconta la vicenda giudiziaria e le udienze in tribunale, relative all’indipendenza medica richiesta dalla bambina.
Abigail Breslin regala un altra grande interpretazione e si conferma un talento capace di coinvolgere ed emozionare così come aveva già fatto in Little Miss Sunshine. Non da meno l’interpretazione di una commovente Sofia Vassilieva capace di emozionare anche privata di capelli e sopracciglia così come Cameron Diaz che si dimostra capace di interpretare anche ruoli più impegnativi.
Un giorno di ordinaria follia
1 dicembre 2009 in film cult, film drammatico
VotoClod: 7,5/10
Titolo originale: Falling Down
Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 1993
Durata: 113′
Genere: drammatico
Regia: Joel Schumacher
Un giorno di ordinaria follia, del regista statunitense Joel Schumacher, è il racconto della giornata al limite della normalità, vissuta da William Foster interpretato da un giovanissimo Michael Douglas.
Foster vive una vita difficile, è da poco divorziato dalla moglie ed in una caldissima giornata, dopo aver abbandonato la propria auto nel traffico losangelino, si reca in un drugstore dove avrà un violento un litigio con il proprietario.
Da quel momento William farà esplodere tutta la sua rabbia e tutta la violenza che portava dentro di sè, dando vita ad una giornata talmente folle, da picchiare ed uccidere chiunque gli capiti nelle vicinanze.
E’ questa la trama di uno dei film classici degli anni 90, uno di quei film del genere che io amo chiamare “psycho” proprio per la tipologia di trama e sceneggiatura che tanto si discosta da quelle tradizionali, ma che al tempo stesso affascinano moltissimi spettatori.
La pellicola è senza dubbio una delle migliori opere dell’ormai veterano Schumacher, ed è incentrata per la maggior parte sulla psiche del protagonista, un William Foster, portato sullo schermo da un perfetto Michael Douglas, tanto bravo ad interpretare Foster in versione cittadino modella, quanto sorprendente nel dare vita a tutta la pazzia del personaggio.
L’origine della pazzia di William Foster detto anche “D-Fens“, sta tutta nell’impossibilità di vedere sua figlia nel giorno del suo compleanno ed è la goccia che fa traboccare l’onda di odio che si teneva dentro, maturata negli anni precedenti a causa delle tante ingiustizie e contraddizioni del mondo moderno.
L’intero film infatti, non è altro che una grossa critica alla società attuale, con la sua vita frenetica ed i suoi ritmi incontrollabili, che ci impongono una vita a ritmi improponibili e divorati dallo stress.
La stessa regia del film, richiama le sensazioni di frenesia e stress di D-Fens e le contrappone in maniera perfetta all’ultimo giorno di servizio del detective Prendergast (Robert Duvall), finendo per far incrociare e scontrare i due personaggi, riscoprendoli poi così non tanto diversi tra loro.
Tutto il film si rivela quindi un continuo confronto/scontro, tra i due personaggi, tra le loro personalità, tra la vita apparentemente normale e quella selvaggia di chi si lascia andare alla rabbia senza controllo. Una storia drammatica che con una sottile ironia può far riflettere sulla nostra vita, molto più di quello che può sembrare.
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Mi inserisco nel vortice di commenti lasciando il ... - Anto:
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Bene, vediamo di rispondere a tutti. @Francesco... - lghinelli:
Diciamo che ho una ditta che mi deve rifare l'unic... - Ailen Righetti:
Ormai ho capito anche io che ci sono i Pro-Avatar ...
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