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La custode di mia sorella

7 dicembre 2009 in film drammatico

lacustodedimiasorellaVotoClod: 7,5/10

Titolo originale: My Sister’s Keeper
Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 2009
Durata: 109′
Genere: drammatico
Regia: Nick Cassavates

La custode di mia sorella (My sister’s keeper), è tratto da un best-seller di Jodi Picoultè
e portato sul  grande schermo da  Nick Cassavates, autore di un film sì “strappalacrime” ma al contempo di grande interesse sociale.

Kate Fitzgerald (Sofia Vassilieva) è un’adolescedente malata sin da piccola di una forma aggressiva di leucemia. E’ la forza che le dà la sua famiglia che la fa andare avanti, in quanto sono tutti partecipi e protettivi nei suoi confronti.
Combattono insieme a lei, Sara (Cameron Diaz), la madre, che abbandona il lavoro per prendersi cura di Kate,  lottando con tutte le sue forze per tenere in vita la figlia malata terminale, Brian (Jason Patric) il marito di Sara, Jesse (Evan Ellingson) il figlio maggiore, introverso e da piccolo dislessico messo emotivamente da parte dai genitori in quanto occupati a proteggere Kate ed Anna (Abigail Breslin),  la figlia minore, concepita in provetta per salvare la sorella,per curare la sua patologia, ovvero, per essere la sua “custode”.

Anna sa benissimo per quale motivo è venuta al mondo, e dato che vuole molto bene alla sorella non ha mai avuto problemi a donarle campioni di midollo osseo. Provata e sfinita dal disinteresse della madre, sempre concentrata su Kate, Anna  decide di cessare di fornire organi alla sorella e di riprendere il controllo del proprio corpo rivolgendosi a un avvocato  di successo  Campbell Alexander (Alec Baldwin) per chiedere l’indipendenza medica dalla famiglia.

La storia raccontata è quindi un vero e proprio dramma familiare, con momenti molto toccanti e che si impegna a trattare argomenti delicati e non proprio facili da portare sul grande schermo.
Cassavates infatti scava nella malattia oncologica e nel focolare domestico di una famiglia americana abituata da anni a convivere con la malattia.

Mostrando gli ultimi giorni di vita di Kate Fitzgerald, vengono alla luce tutti i lati della malattia, dai momenti di benessere e spensieratezza ai momenti più duri: la chemioterapia, la trasformazione del corpo della ragazza, la quale non riesce più a vedersi bella, desiderata.
La scelta dell registra è quella di mostrare anche tutti gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici, vomito, sangue, caduta dei capelli.

I retroscena della malattia e il calvario della protagonista vengono raccontati tramite flashback che permettono di conoscere meglio anche la sfera personale delle due sorelle e di Kate in particolare. Ogni evento memorabile della sua vita viene raccolta in delle pagine di un album fotografico che Kate custodisce gelosamente e che sarà il suo grande regalo alla famiglia.

Parallelamente ai flashback la storia si sviluppaanche in un altro ramo temporale che racconta la vicenda giudiziaria e le udienze in tribunale, relative all’indipendenza medica richiesta dalla bambina.

Abigail Breslin regala un altra grande interpretazione e si conferma un talento capace di coinvolgere ed emozionare così come aveva già fatto in Little Miss Sunshine. Non da meno l’interpretazione di una commovente Sofia Vassilieva capace di emozionare anche privata di capelli e sopracciglia così come Cameron Diaz che si dimostra capace di interpretare anche ruoli più impegnativi.

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Un giorno di ordinaria follia

1 dicembre 2009 in film cult, film drammatico

un-giorno-di-ordinaria-folliaVotoClod: 7,5/10

Titolo originale: Falling Down
Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 1993
Durata: 113′
Genere: drammatico
Regia: Joel Schumacher

Un giorno di ordinaria follia, del regista statunitense Joel Schumacher, è il racconto della giornata al limite della normalità, vissuta da William Foster interpretato da un giovanissimo Michael Douglas.
Foster vive una vita difficile, è da poco divorziato dalla moglie ed in una caldissima giornata, dopo aver abbandonato la propria auto nel traffico losangelino, si reca in un drugstore dove avrà un violento un litigio con il proprietario.

Da quel momento William farà esplodere tutta la sua rabbia e tutta la violenza che portava dentro di sè, dando vita ad una giornata talmente folle, da picchiare ed uccidere chiunque gli capiti nelle vicinanze.

E’ questa la trama di uno dei film classici degli anni 90, uno di quei film del genere che io amo chiamare “psycho” proprio per la tipologia di trama e sceneggiatura che tanto si discosta da quelle tradizionali, ma che al tempo stesso affascinano moltissimi spettatori.
La pellicola è senza dubbio una delle migliori opere dell’ormai veterano Schumacher, ed è incentrata per la maggior parte sulla psiche del protagonista, un William Foster, portato sullo schermo da un perfetto Michael Douglas, tanto bravo ad interpretare Foster in versione cittadino modella, quanto sorprendente nel dare vita a tutta la pazzia del personaggio.

L’origine della pazzia di William Foster detto anche “D-Fens“, sta tutta nell’impossibilità di vedere sua figlia nel giorno del suo compleanno ed è la goccia che fa traboccare l’onda di odio che si teneva dentro, maturata negli anni precedenti a causa delle tante ingiustizie e contraddizioni del mondo moderno.
L’intero film infatti, non è altro che una grossa critica alla società attuale, con la sua vita frenetica ed i suoi ritmi incontrollabili, che ci impongono una vita a ritmi improponibili e divorati dallo stress.

La stessa regia del film, richiama le sensazioni di frenesia e stress di D-Fens e le contrappone in maniera perfetta all’ultimo giorno di servizio del detective Prendergast (Robert Duvall), finendo per far incrociare e scontrare i due personaggi, riscoprendoli poi così non tanto diversi tra loro.

Tutto il film si rivela quindi un continuo confronto/scontro, tra i due personaggi, tra le loro personalità, tra la vita apparentemente normale e quella selvaggia di chi si lascia andare alla rabbia senza controllo. Una storia drammatica che con una sottile ironia può far riflettere sulla nostra vita, molto più di quello che può sembrare.

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Le Vite degli Altri

12 novembre 2009 in film drammatico

le-vite-degli-altriVotoClod: 8/10

Titolo originale: Das Leben der Anderen
Lingua originale: tedesco
Paese: Germania
Anno: 2006
Durata: 137′
Genere: drammatico
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck

Le Vite degli Altri è l’opera prima del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck, che è stato in grado di raccontare al meglio la situazione e la vita durante gli anni 80 nella DDR.

E’ il 1984 quando il drammaturgo Georg Dreyman (Sebastian Koch) si trasferisce a Berlino Est insieme alla sua compagna e attrice di teatro Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck). Dreyman è considerato uno dei più grandi artisti del regime comunista, ma quando il ministro della cultura, Bruno Hempf (Thomas Thieme), si innamora della sua compagna e protagonista delle sue opere, la sua vita cambia notevolmente.
Sulle sue tracce viene infatti inviato Gerd Wiesler (Ulrich Mühe), uno dei migliori agenti della Stasi a cui viene affidato il compito di osservare o meglio spiare da vicino la coppia, in cerca di eventuali collegamenti con la Berlino capitalista.

La particolarità di questo film, che ha vinto anche l’Oscar come Miglior Film Straniero nel 2007, è che è in grado di raccontare in maniera convincente la situazione politica e sociale che si viveva nella DDR e al tempo stesso di riuscire a mostrarci una storia drammatica e di cambiamento molto profonda, il tutto senza confondere o distrarre lo spettatore.

Von Donnersmarck realizza così un film di esordio molto convincente, che attraverso piccoli dettagli e mutamenti ci permette di ammirare il lento ma radicale cambiamento che avviene nell’animo del vero protagonista del film, il rigido capitano Gerd Wiesler.

La storia che viene narrata è veramente emozionante e come già detto sopra viene ambientata in degli scenari che ricostruiscono la vita nella Berlino comunista in maniera molto diretta e credibile tanto che si intende chiaramente il clima di sospetto e di oppressione che vigeva all’interno della Stasi.

L’elevata drammaticità della pellicola rende l’Oscar a mio avviso più che meritato, anche se, se si vuole trovare una pecca, la individuerei nell’interpretazione di Sebastian Koch, che non riesce a donare a Dreyman, co-protagonista del film, il carisma necessario per reggere il confronto con l’eccellente Wiesler interpretato da Ulrich Mühe.

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Novità su FilmClod.it

4 novembre 2009 in film news

Scrivo oggi il primo post di FilmClod che non è una recensione, ed è per annunciare qualche piccolo cambiamento e qualche miglioria inserita nel blog.

Partiamo dalle modifiche più visibili.
Fin dalla prima recensione mi sono divertito a dare il VotoClod ad ogni film recensito e la maggior parte dei commenti ricevuti sia sul blog che non, esprimeva le opioni dei lettori.  A volte (e per fortuna aggiungo io) il mio voto non era in sintonia con le preferenze dei lettori, così ho pensato ad inserire un plugin che permette di dare il proprio personale giudizio al film, così da confrontare al meglio le nostre idee e magari stimolare anche una maggiore partecipazione.
Quindi da adesso in poi mi piacerebbe ricevere anche i vostri voti ai film, sia per i prossimi film recensiti che per quelli già presenti nel blog.

Rimanendo in tema di commenti ho aggiunto poi la possibilità di “connettersi al blog” con il proprio account di Facebook, il che fornisce la possibilità di condividere sulla pagina profilo il vostro commento e, appena troverò il modo per farlo, di veder visualizzato la propria immagine profilo di Facebook come avatar nel commento.
Trovate il bottone di Facebook Connect sia sulla barra laterale che all’interno di ogni post, subito prima dello spazio per i commenti.

Sulla sidebar ho aggiunto un nuovo riquadro che mostrerà le cinque recensioni più lette, così che potrete vedere i post con i maggiori accessi. Appena sopra è presente anche il riquadro che mostra la top five dei film con la media voto più alta in base ai voti dati dai lettori.

Ed infine, se nella sidebar non trovate più il riquadro con i link ai vari Social Network, è stato semplicemente spostato nella pagina Chi Sono, dove mi sembrava più adeguato.

Con questo ho detto tutto e gli aggiornamenti sono completi, adesso aspetto soltanto la vostra partecipazione e se possibile anche in misura maggiore.
Alla prossima recensione!

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Bastardi senza gloria

20 ottobre 2009 in film guerra

inglorious-basterdsVotoClod: 8,5/10

Titolo originale: Inglorious Basterds
Lingua originale: inglese, francese, tedesco, italiano
Paese: USA
Anno: 2009
Durata: 153′
Genere: guerra
Regia: Quentin Tarantino

Il tanto atteso ultimo lungometraggio di Quentin Tarantino è finalmente giunto nelle sale italiane, dopo aver sbancato i botteghini di tutto il mondo e dopo una prima di tutto rispetto al Festival di Cannes.

La nuova opera del regista più controverso e a mio avviso più talentuoso di Hollywood è ispirata ad un vecchio western realizzato da Enzo G. Castellari intitolato “Quel maledetto Treno Blindato” che negli Stati Uniti venne diffuso proprio con il titolo di Inglorious Bastards, titolo che è stato volutamente scritto in maniera errata da Tarantino realizzando la più esplicita delle tante citazioni presenti nella pellicola.

Il film è ambientato nella Francia occupata dai nazisti e subito conosciamo il colonnello delle SS, Hans Landa (Christoph Waltz) che nel più classico dei personaggio tarantiniani si dimostra subito cinico, spietato, ironico e dotato di una grande dialettica. Landa è alla ricerca degli ultimi ebrei nascosti e in breve stermina la famiglia della giovane Shosanna Dreyfus (Melanie Laurent) che però riesce a fuggire.
Nei capitoli successivi ci vengono presentati “i bastardi” ovvero un gruppo di ebrei americani che hanno lo scopo di uccidere più nazisti possibile. Al capo della squadra vi è il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) che guida una squadra di soldati ebrei decisamente pericolosi come il sergente Donnie Donowitz (Eli Roth) noto come “l’Orso Ebreo”, il tenente Archie Hicox (Michael Fassbender) ed il sergente Hugo Stiglitz (Til Schweiger).

Come nei più classici dei film di Tarantino, anche Bastardi Senza Gloria è scandito in capitoli  e si basa su una trama essenziale, semplice e lineare che ci viene proposta dal regista con i vari flashback e intrecci temporali che coinfluiranno poi nel folle e spettacolare finale.
Ciò che colpisce principalmente di questo film è la straordinaria accuratezza con cui Quentin ha curato ogni singola battuta e come ogni sequenza sia figlia della sua grande doto di immaginazione.

Avvalendosi di un cast stellare, Tarantino riesce finalmente a realizzare un progetto che aveva in cantiere da dieci anni regalandoci una sceneggiatura e dei personaggi memorabili. Le ottime intepretazioni di Brad Pitt nei panni di un Aldo Raine che fa un pò il verso al Vito Corleone di Marlon Brando, e degli altri bastardi, tra cui spicca Til Schweiger, non possono però raggiungere la bravura con cui Christoph Waltz interpreta il malvagio colonnello Hans Landa.
Districandosi in maniera perfetta tra lingua inglese, tedesca e pure un pò di italiano, Waltz mette in scena la crudeltà più spietata del “cacciatore di ebrei” creando un personaggio che se pur negativo entrerà di diritto tra i personaggi di culto dell’universo tarantiniano.
La grande interpretazione è valsa a Christoph Waltz anche un meritatissimo premio per la recitazione al Festival di Cannes.

Il film non ha quindi un vero protagonista o un personaggio principale (anche se la trama è legata alla vita di Shosanna Dreyfus), o meglio ciò che si scopre è che il vero protagonista del film è il cinema stesso: strumento cinico che nelle mani di un artista può cambiare anche le sorti della Seconda Guerra Mondiale.

E’ questa a mio avviso l’idea di fondo di Quentin Tarantino quando ha idealizzato questo film che, come reciterebbe Aldo Raine: “potrebbe essere il suo capolavoro” .. Pulp Fiction permettendo, aggiungo io.

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District 9

14 ottobre 2009 in film fantascienza

district9VotoClod: 8,5/10

Titolo originale: District 9
Lingua originale: Inglese, Afrikaans
Paese: USA/Nuova Zelanda
Anno: 2009
Durata: 112′
Genere: fantascienza, azione
Regia: Neill Blomkamp

Prodotto da Peter Jackson e tratto da un cortometraggio realizzato dallo stesso regista sudafricano, Neill Blomkamp, Disctrict 9 è un film di fantascienza che in poco tempo è riuscito a diventare un cult del genere e a ridare vigore ad un genere cinematografico che oramai da qualche anno era in stato di “dormiveglia”.

Siamo a Johannesburg, in Sud Africa, quando nel 1982 un enorme nave aliena in avaria, si ferma inerme sul cielo della capitale sudafricana. Al suo interno vi sono più di un milione di esseri alieni, stremati ed in pessime condizioni, che vengo soccorsi dagli umani e collocati in un’area, inzialmente provvisoria, chaimata Distretto 9, dove sono curati, nutriti e gli vengono forniti degli alloggi.
Venti anni più tardi gli alieni sono diventati ormai parte integrante della città ma l’insofferenza degli “umani” nei confronti dei “non umani” è sempre più crescente, tanto che ormai sono definiti in maniera dispregiativa come “gamberoni”. Da qui la necessità di trasferire il Distretto 9 fuori dal centro di Johannesburg con una vera e propria migrazione di massa gestita dalla MNU (MultiNational United) società privata che è in realtà fortemente interessata alle potentissime armi aliene azionabili solo da DNA alieno.

La storia ci viene illustrata da Blomkamp tramite una sorta di documentario che ripercorre la storia del Distretto 9 tramite la figura di Wikus Van Der Merwe (Sharlto Copley) posto a capo dell’operazione di trasferimento del milione di alieni verso il nuovo distretto.

La trama del film è veramente ben costrutita e risulta sempre avvincente e ricca di colpi di scena. Il merito di tutto questo va principalmente all’esordiente regista Sudafricano e al bravissimo Sharlto Copley, in grado di ricoprire il ruolo di antieroe in maniera notevole, evolvendosi da personaggio negativo a protagonista positivo del film attraverso un percorso lungo e complicato che rende il tutto ancora più sorprendente e arduo.
Avendo le telecamere sempre puntate su di se Wikus è il vero fulcro del film e senza un attimo di pausa, Sharlto Copley riesce a farci immedesimare con il suo personaggio rendendo l’atmosfera del film sempre più tangibile.

La pellicola infatti mostra momenti di ultrarealismo mischiati con altri di vera fantascienza, ma ciò che si apprezza maggiormente sono i forti collegamenti al mondo reale; District 9 ci mostra con grande coerenza e realismo un mondo diverso dal nostro ma dove esistono diversi punti di contatto specialmente per il tema della clandestinità e dello sfruttamento da parte della malavita organizzata.

Neil Blomkamp ha realizzato così un vero e proprio gioello utilizzando al meglio gli appena 30 milioni di dollari (per un film di tale calibro sono pochi) sfruttando le sue conoscenze nel campo della fantascienza e portando sullo schermo uno stile visivo volutamente “sporco” accompagnato da ottimi effetti speciali che rendono molto realistiche le emozioni degli alieni e le loro interazioni con gli attori in carne ed ossa.
Il tocco di fino è stato poi la scelta di disseminare il film di riprese provenienti anche da diversi punti di vista tra cui la telecamera in spalla in stile Cloverfield, le immagini dei finti telegiornali e soprattutto le telecamere nascoste ovunque poste per controllare ogni angolo della città.

Se non l’avete ancora visto, non perdetevi questo film perchè anche chi non ama la fantascienza potrà sicuramente apprezzarlo e statene pur certi che ne sentiremo parlare a lungo, anche perchè siamo già in attesa del sequel.

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