District 9
14 ottobre 2009 in film fantascienza
VotoClod: 8,5/10
Titolo originale: District 9
Lingua originale: Inglese, Afrikaans
Paese: USA/Nuova Zelanda
Anno: 2009
Durata: 112′
Genere: fantascienza, azione
Regia: Neill Blomkamp
Prodotto da Peter Jackson e tratto da un cortometraggio realizzato dallo stesso regista sudafricano, Neill Blomkamp, Disctrict 9 è un film di fantascienza che in poco tempo è riuscito a diventare un cult del genere e a ridare vigore ad un genere cinematografico che oramai da qualche anno era in stato di “dormiveglia”.
Siamo a Johannesburg, in Sud Africa, quando nel 1982 un enorme nave aliena in avaria, si ferma inerme sul cielo della capitale sudafricana. Al suo interno vi sono più di un milione di esseri alieni, stremati ed in pessime condizioni, che vengo soccorsi dagli umani e collocati in un’area, inzialmente provvisoria, chaimata Distretto 9, dove sono curati, nutriti e gli vengono forniti degli alloggi.
Venti anni più tardi gli alieni sono diventati ormai parte integrante della città ma l’insofferenza degli “umani” nei confronti dei “non umani” è sempre più crescente, tanto che ormai sono definiti in maniera dispregiativa come “gamberoni”. Da qui la necessità di trasferire il Distretto 9 fuori dal centro di Johannesburg con una vera e propria migrazione di massa gestita dalla MNU (MultiNational United) società privata che è in realtà fortemente interessata alle potentissime armi aliene azionabili solo da DNA alieno.
La storia ci viene illustrata da Blomkamp tramite una sorta di documentario che ripercorre la storia del Distretto 9 tramite la figura di Wikus Van Der Merwe (Sharlto Copley) posto a capo dell’operazione di trasferimento del milione di alieni verso il nuovo distretto.
La trama del film è veramente ben costrutita e risulta sempre avvincente e ricca di colpi di scena. Il merito di tutto questo va principalmente all’esordiente regista Sudafricano e al bravissimo Sharlto Copley, in grado di ricoprire il ruolo di antieroe in maniera notevole, evolvendosi da personaggio negativo a protagonista positivo del film attraverso un percorso lungo e complicato che rende il tutto ancora più sorprendente e arduo.
Avendo le telecamere sempre puntate su di se Wikus è il vero fulcro del film e senza un attimo di pausa, Sharlto Copley riesce a farci immedesimare con il suo personaggio rendendo l’atmosfera del film sempre più tangibile.
La pellicola infatti mostra momenti di ultrarealismo mischiati con altri di vera fantascienza, ma ciò che si apprezza maggiormente sono i forti collegamenti al mondo reale; District 9 ci mostra con grande coerenza e realismo un mondo diverso dal nostro ma dove esistono diversi punti di contatto specialmente per il tema della clandestinità e dello sfruttamento da parte della malavita organizzata.
Neil Blomkamp ha realizzato così un vero e proprio gioello utilizzando al meglio gli appena 30 milioni di dollari (per un film di tale calibro sono pochi) sfruttando le sue conoscenze nel campo della fantascienza e portando sullo schermo uno stile visivo volutamente “sporco” accompagnato da ottimi effetti speciali che rendono molto realistiche le emozioni degli alieni e le loro interazioni con gli attori in carne ed ossa.
Il tocco di fino è stato poi la scelta di disseminare il film di riprese provenienti anche da diversi punti di vista tra cui la telecamera in spalla in stile Cloverfield, le immagini dei finti telegiornali e soprattutto le telecamere nascoste ovunque poste per controllare ogni angolo della città.
Se non l’avete ancora visto, non perdetevi questo film perchè anche chi non ama la fantascienza potrà sicuramente apprezzarlo e statene pur certi che ne sentiremo parlare a lungo, anche perchè siamo già in attesa del sequel.
La ragazza che giocava con il fuoco
11 ottobre 2009 in film thriller
VotoClod: 6,5/10
Titolo originale: Flickan som lekte med elden
Lingua originale: Svedese
Paese: Svezia/Danimarca
Anno: 2009
Durata: 129′
Genere: thrilller
Regia: Daniel Alfredson
Tratto dal secondo romanzo della trilogia Millennium, realizzato da Stieg Larsson, “La ragazza che giocava con il fuoco”, è stato portato sul grande schermo da Daniel Alfredson.
C’è stato quindi un cambio di regia, in quanto “Uomini che odiano le donne”, il primo episodio, era stato diretto da Niels Arden Oplev, il quale aveva dimostrato di aver compreso alla perfezione l’essenza di personaggi principali.
In questo secondo episodio ritroviamo Mikael Blomkvist (Michael Nyqvist) e Lisbeth Salander interpretata da Noomi Rapace.
Mikael, tornato alla guida della rivista Millennium, si ritrova tra le mani un’altra inchiesta scottante sul mercato della prostituzione proveniente dall’Est Europa che coinvolgerebbe le alte sfere del governo svedese ed il corpo di polizia.
Durante le fasi dell’inchiesta l’attenzion si sposta su un triplice omicidio che vede coinvolta Lisbeth. Blomqvist da per certa l’innocenza della ragazza e metterà in moto il suo talento investigativo per provarlo.
Si basa su questa trama il secondo capitolo della trilogia Millenium che vedrà arrivare sugli schermi nella prossima primavera il terzo ed ultimo episodio, “La regina dei castelli di carta“.
Confermare il successo del primo episodio non era cosa facile e specialmente dopo il cambio di regia l’impresa era ancora più ardua, ed in effetti così è stato.
Alfredson porta un deciso cambio di stile narrativo spezzettando il racconto in varie parti, dedicando molto tempo ai nuovi personaggi rischiando così di tralasciare i principali protagonisti.
I 129 minuti di pellicola risultano così non del tutto godibili come quelli del primo episodio e se non fosse per un altra grande interpretazione di Noomi Rapace forse il film farebbe fatica a raggiungere la sufficenza.
L’ambientazione stessa del film non è paragonabile a quella del primo episodio e “i cattivi” non sembrano essere all’altezza del ruolo svolto nel film.
La speranza è che per l’ultimo episodio Alfredson riveda le sue tecniche narrative e che torni a dare la sostanza necessaria ad una storia sempre coinvolgente, risollevando così gli animi del pubblico e chiudere in maniera dignitosa la trasposizione cinematografica della trilogia di Stieg Larsson.
Uomini che odiano le donne
29 settembre 2009 in film thriller
VotoClod: 7,5/10
Titolo Originale: Män som atar kvinnor
Paese: Svezia/Danimarca
Anno: 2009
Durata: 152′
Genere: thriller
Regia: Niels Adren Oplev
Tratto dal primo romanzo della serie Millennium, realizzato da Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne è stato portato sul grande schermo da Niers Arden Oplev, regista danese che ha realizzato finora principalmente prodotti per il piccolo schermo.
La trama del film è incentrata sulle vicende dei due personaggi principali, Mikael Blomkvist (Michael Nyqvist), un giornalista investigativo della rivista Millennium che subisce una condanna per diffamazione ai danni del magnate svedese Wennerström, e Lisbeth Salander interpretata da Noomi Rapace, una brillante hacker dal passato violento, che verrà ingaggiata per investigare sul giornalista stesso. Il destino porterà poi i due a lavorare insieme per risolvere il caso di una misteriosa scomparsa che porterà alla luce inquietanti segreti.
La realizzazione del film non deve essere stata semplice per il regista, visto il grandissimo successo riscosso dal romanzo, ma per fortuna le aspettative non sono state tradite ed il film cavalca positivamente l’idea originale di Larsson ed il risultato è sicuramente positivo anche grazie alle ottime interpretazioni della Rapace e di Nyqvist.
La trama e la struttura del film sono ottime e rispecchiano tutti i requisiti per un thriller ben fatto, il tutto è inoltre arricchito da una Stoccolma sorprendentemente affascinante che alterna scene di atmosfera ad altre dove trionfano i toni freddi.
L’unica pecca è forse l’eccessiva durata del film ma che a mio avviso se ridotta avrebbe snaturato l’essenza del romanzo.
Come ho già detto sopra, le interpretazioni di Noomi Rapace e di Michael Nyqvist sono veramente ottime e riescono a dare ai protagonisti il giusto carattere e le movenze per far si che lo spettatore vengo coinvolto immediatamente nella vicenda.
La schiettezza del film, resa tale anche da dialoghi tanto duri quanto belli e significativi, rende i 152 minuti di pellicola sempre avvincenti, ricordando in alcuni punti anche il lavoro svolto da Curtis Hanson in L.A. Confidential.
Come primo episodio di una trilogia di film che saranno tutti in sala entro primavera 2010, il film si distingue come uno dei thriller più avvincenti degli ultimi tempi ed al tempo stesso è in grado di trattare temi delicati riguardanti una società che nasconde dietro una apparente normalità, un lato malato e violento.
Requiem for a Dream
10 settembre 2009 in film cult, film drammatico
VotoClod: 8,5/10
Titolo originale: Requiem for a Dream
Paese: USA
Anno: 2000
Durata: 102′
Genere: drammatico
Regia: Darren Aronofsky
Requiem for a Dream è l’opera seconda del regista statunitense Darren Aronofsky che porta sul grande schermo la drammatica storia dei quattro personaggi principali: una madre, Sara Goldfarb (Ellen Burstyn), il suo figlio Harry (Jared Leto), la sua ragazza Marion Silver (Jennifer Connelly) e Tyrone, fidato amico della coppia, interpretato da Marlon Wayans qui alle prese con un ruolo tutt’altro che demenziale.
I quattro vivono ai margini della società ed il regista, durante i 102′ di pellicola, esplora le loro allucinazioni nate dalla volontà di voler fuggire da una realtà fin troppo dura che li porta alla costante ricerca del classico sogno americano.
Aronofsky realizza un vero e proprio capolavoro di cinema iper-reale, sfruttando al meglio tutte le conoscenze nel campo della fotografia e del linguaggio cinematografico.
Gli effetti speciali sono finalmente utilizzati in maniera espressiva e non solo come uno strumento per ampliare gli effetti della realtà, ma ci forniscono delle immagini e delle scene di un aggressività e di un’espressività estrema.
Accanto a ciò, la colonna sonora ed il main theme su tutti, accompagna lo spettatore durante tutto il percorso dei protagonisti, dalla speranza della fuga dalla quotidianità fino alla completa disgregazione del sogno americano basato sullo spettacolo e sulla mercificazione.
L’interpretazione regalata dagli attori principali è ottima, Leto e la Connelly, ancora giovanissimi, sfoggiano ottime prestazioni ma su tutti si erge Ellen Burstyn che è tanto irritante quanto perfetta nel rappresentare Sara Goldfarb, tanto che gli è valsa pure una nomination agli Oscar come Miglior Attrice Protagonista.
Darren Aronofsky realizza quindi un lungometraggio aggressivo, dissacrante e molto duro ma che regala allo spettatore un’esperienza audiovisiva magnifica che coinvolge e trasporta alla ricerca di un climax senza fine che aggredisce visivamente lo spettatore.
Requiem for a Dream è un film che ho avuto il piacere di vedere ed apprezzare quasi per caso, perchè come spesso accade specialmente in Italia, molti film degni di questo nome non ottengono la pubblicità ed il supporto che meritano al contrario dei vari blockbuster, “americanate” o peggio ancora dei cine-panettoni.
Quindi se ancora non l’avete visto il mio consiglio è di non perdere tempo e ammirare un capolavoro del cinema, ricco di significato, espressività e che può aiutare ad aprire un pò di più gli occhi sul mondo di oggi.
Donnie Darko
2 settembre 2009 in film cult, film drammatico, film fantascienza
VotoClod: 8,5/10
Titolo Originale: Donnie Darko
Paese: USA
Anno: 2001
Durata: 113′ (Director’s Cut 133′)
Genere: drammatico, fantascienza
Regia: Richard Kelly
L’opera prima di Richard Kelly è il classico esempio di come un film di produzione indipendente abbia tutte le possibilità di raggiungere un successo planetario, anche se con qualche piccolo ritardo.
Il film infatti è datato 2001 ma in seguito ai tragici fatti dell’11 settembre, un film come Donnie Darko, tendente al tragico e all’apocalittico, non ha incontrato il favore del pubblico, cosa che è poi si è verificata tre anni più tardi con un grande apprezzamento di pubblico e critica che hanno potuto ammirare il film tramite DVD, internet e varie apparizioni in alcuni festival come il Sundance.
Il film narra la storia di Donnie Darko (Jake Gyllenhaal) un adolescente gravato da alcuni problemi psichici e affetto da sonnambulismo.
In una delle sue passeggiate notturne il giovane incontra in Frank, un coniglio gigante che predice a Donnie la fine del mondo, prevista dopo 28 giorni.
Quando il ragazzo si sveglia e torna a casa trova la sua abitazione distrutta da un motore di aereo caduto proprio sulla sua camera e capisce che Frank, o meglio la sua visione, gli ha salvato la vita permettendogli di andare incontro al suo destino e di proteggere i suoi cari.
Richard Kelly porta sullo schermo un film che è una completa e totale novità nel genere, in quanto riesce a mischiare diversi stili, dall’horror alla commedia, ma senza stravolgere o senza sminuire il senso della pellicola.
Jake Gyllenhaal, qui agli inizi di una carriera che diventerà poi brillante, mostra già tutto il suo talento rendendo palpabile tutto il conflitto interno che Donaldo (Donnie) subisce, regalando alcune vere e proprie espressioni da “schizzato” che ben si sposano con la struttura del film.
Kelly ha potuto vantare anche presenze di attori già noti come Patrick Swayze che interpreta il predicatore Jim Cunningham e Drew Barrymore (professoressa Karen Pomeroy) che è stata anche co-prodruttrice della pellicola.
La sceneggiatura e la regia sono entrambe opera di Kelly, e tutte e due rendono il massimo nella versione estesa, dove il Director’s Cut regala ben 20′ in più di storia a mio avviso molto utili per la comprensione a pieno dell’universo idealizzato dal regista.
Contando su un budget non sicuramente molto ampio, il film è stato comunque realizzato con discreti effetti speciali e ciò che gli ha permesso di fare il salto di qualità è stata l’ottima scelta della colonna sonora che durante tutto il film diventa parte integrante della pellicola accompagnando perfettamente lo spettatore nei vari stati d’animo del protagonista e nei cambi d’ambientazione.
Il finale del film è un qualcosa di totalmente ambiguo, molto sono le interpretazioni che vi si possono dare e molte di queste possono cambiare alla seconda e terza volta che si guarda il film.
Ovviamente per non rovinare la sorpresa a nessuno, quella che è la mia interpretazione la terrò per me, ma se la vostra curiosità è talmente grande, potete tranquillamente contattarmi, e perchè no, anche commentare qui la vostra idea del mondo di Donnie Darko.
Nella Mente del Serial Killer
13 agosto 2009 in film thriller
VotoClod: 5/10
Titolo originale: Untraceable
Paese: USA
Anno: 2008
Durata: 101′
Genere: thriller
Regia: Gregory Hoblit
Nella rete del del Serial Killer è un lavoro di Gregory Hoblit, ma senz’ombra di dubbio non ha lasciato molto il segno, tanto che lo si può definire come l’ennesimo clone di “Saw – l’enigmista” naturalmente non così ben riuscito.
Sin dalla prima scena l’ambiente sembra essere familiare, un sotterraneo, dove si svolge il “gioco” del killer.
Un gioco che consiste nel torturare le sue vittime online, mandando in diretta tutto ciò che accade, più collegamenti ci sono al sito chiamato www.killwithme.com (realmente attivo dalla Sony), più velocemente le sue vittime andranno incontro alla morte.
Ecco però che entra in scena la squadra dell’FBI di Portland che ha una sezione dedicata ai crimini commessi in rete e ad occuparsi del caso sarà l’agente Jennifer Marsh (Diane Lane), un’altro stereotipo di vita: vedova, con una figlia, Jennifer è una donna che dedica tutta se stessa al lavoro mettendo persino in pericolo anche la sua famiglia.
Come è già intuibile dalla trama, la struttura di questo web thriller non presenta niente di originale ed il film scorre verso la sua conclusione senza molti elementi di originalità.
Diane Lane nonostante abbia ricoperto ruoli di un certo livello non riesce a lasciare il segno nei 100 minuti di pellicola così come gli altri protagonisti, il dectective Eric Box (Billy Burke) e l’agente Griffin Dowd (Colin Hanks).
Il solo punto focale della pellicola è che alla fine dei giochi siamo tutti coinvolti, anche a noi piace guardare e anche noi siamo complici del serial killer, tutti i visitatori del sito sono dei potenziali criminali.
In conclusione quindi “Nella rete del Serial Killer” è il classico filmetto per trascorrere un ora e mezza senza pensieri, ma non aspettatevi niente di eclatante.
Tra l’altro sottolineo ancora il fatto che per l’ennesima volta, la traduzione italiana del titolo, che in lingua originale corrisponde a Untraceable, dimostra l’assoluta incompentenza degli addetti ai lavori.
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