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Resident Evil

4 giugno 2009 in film azione, film horror

residentevilVotoClod: 7/10

Titolo Originale: Resident Evil
Paese: Regno Unito/USA/Germania
Anno: 2002
Durata: 100′
Genere: azione, fantascienza, horror
Regia: Paul W. S. Anderson

Tratto da una famosissima saga di videogiochi, che può contare vari episodi e al tempo stesso moltissimi fan, Resident Evil, è stato uno dei primi tentativi (riusciti) di trasposizione sul grande schermo di videogiochi di successo.

Il film racconta le vicende successe all’interno della Umbrella Corporation, una multinazionale produttrice di armi chimiche e batteriologiche.

La scena iniziale della pellicola mostra subito l’origine del caos: in uno dei laboratori viene rilasciata una sostanza chimica non ben identificata e da quel momento, l’intelligenza artificiale che controlla tutta la struttura sembra impazzire, compiendo una strage tra i centinaia di scienziati della Umbrella.
Il focus si sposta poi sull’inquieto risveglio di Alice, una ragazza affetta da amnesia, che viene trasportata in maniera a dir poco brusca all’interno di una squadra speciale che avrà il compito di risolvere la situazione.

Si aprono così i 100 minuti che Paul W. S. Anderson dedica alla realizzazione del primo episodio di questa saga.
Durante il passare dei  minuti, dopo un inizio scoppiettante, lo spettatore inizia a comprendere le varie dinamiche della storia, i protagonisti, e tutto ciò che può sembrare non così scontato a chi non ha passato i pomeriggi davanti al videogame.
Il compito del regista non è stato sicuramente semplice, cercare di raccontare i numerosi eventi del gioco senza stravolgere la storia ed al tempo stesso permettere ai profani di apprezzare la pellicola.

A mio avviso Anderson ha svolto un buon lavoro, i tocchi di classe non mancano e soprattutto la scelta della colonna sonora risulta essere azzeccatissima per sottolineare i momenti salienti.
Il regista è stato uno dei primi ad utilizzare il rallenty nelle scene di action e la scelta di utilizzare i vari flashback per fare luce sulla storia di Alice è veramente apprezzabile.
Il clima di tensione e claustrofobico che riesce a creare, coinvolge completamente lo spettatore che no potrà fare a meno di gasarsi nelle varie scene di azione in cui spicca la cazzutissima Milla Jovovich.

Proprio la giovane attrice, indossando il suo vestitino rosso e i suoi scarponcini, fornisce una ottima prova di recitazione, creano una vera eroina che entra in scena apparentemente candida e disorientata, ma che finisce per trasformarsi in una vera macchina ammazza-zombie per la gioia del pubblico maschile e non solo.

Per il resto non sono da buttare qualche effetto speciale ed alcune scene ad effetto che rendono il clima decisamente teso. A parte l’interpretazione della Jovovich non c’è da segnalare nessuna altra performance a parte quella di Rain Ocampo (Michelle Rodriguez) non male nei panni della altrettanto spietata co-protagonista.
Il finale è degno del miglior videogame, e dopo l’apparente risoluzione del problema ecco che si apre la strada ad i sequel in attesa di tanti nuovi zombie a cui fracassare il cranio.

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Secret Window

23 maggio 2009 in film horror, film thriller

secretwindowVotoClod: 7/10

Titolo originale: Secret Window
Paese: USA
Anno: 2004
Durata: 97′
Genere: thriller, horror
Regia: David Koep

Secret Window, terzo film del regista David Koep, è uno dei tanti film tratti dai lavori del grande scrittore Stephen King. Il romanzo in questione è appunto “Secret Window, Secret Garden” ed il suo adattamento al grande schermo ha prodotto risultati discordanti.

Protagonista della vicenda è Mort Rainey, interpretato dal bravissimo e mèchato Johnny Depp, uno scrittore in crisi che dopo aver scoperto il tradimento della moglie Amy (Maria Bello) decide di ritirarsi alla ricerca della nuova ispirazione, che sembra comunque mancare.
Un giorno alla porta dello scrittore bussa uno strano e oscuro personaggio, Shooter (John Turturro) che accusa Rainey di avergli copiato un suo racconto e che cercherà in ogni modo di far valere le proprie convinzioni, anche con modi poco consoni.

L’ambientazione del film è molto “kinghina” e adatta ad un film thriller come questo, avvincente, con un finale a sorpresa ma che comunque gli manca quel qualcosa in più per farla diventare un ottima pellicola.
David Koep infatti, nella sua opera di regia, non è riuscito a trasmettere tutte le emozioni necessarie per poter catturare l’attenzione dello spettare per l’intera durata del film. Certo durante i 97 minuti  ci sono diverse scene che fanno stare in tensione ma per la maggior parte il film scorre forse in maniera troppo lenta e fiacca.

Il film comunque non è da buttare, il finale è sicuramente molto più inaspettato rispetto al resto del film, ma anche qui, soprattutto per chi ha visto Fight Club in precedenza, sembra che manchi quel tocco di originalità in più.
L’ottima interpretazione di Depp comunque fornisce una grossa mano, così come il suo antagonista Turturro dimostra di saperci fare nel ruolo del cattivo.

In generale comunque il film rimane comunque un altro interessante punto di vista della tematica del doppio che vuole fornire un punto di vista interessante su quello strano ed inquietante giardino che molto ha in comune con la follia.

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Dragonball Evolution

16 maggio 2009 in film azione, film fantasy

dragonballVotoClod: 2/10

Titolo originale: Dragonball Evolution
Paese: Stati Uniti, Hong Kong
Anno: 2009
Durata: 87′
Genere: azione, fantasy
Regia: James Wong

Ebbene sì, lo ammetto, non ho resistito alla curiosità e ho guardato Dragonball Evolution, ultimo film tratto dallo storico manga di Akira Toriyama e diretto da James Wong.

La storia è ambientata in un futuro non troppo lontano dove un giovane ragazzo dalle enormi potenzialità fisiche di nome Goku divide il suo tempo tra il liceo e gli allenamenti di arti marziali del nonno Gohan (Randall Duk Kim), con cui vive.
Nel giorno del suo compleanno il giovane liceale interpretato da Justin Chatwin riceve in dono dal nonno una sfera del drago, una delle 7 presenti su tutto il pianeta, che se riunite saranno in grado di esaudire un desiderio.
Da quel momento la vita del ragazzo cambia drasticamente, in una sera infatti riuscirà finalmente a ribellarsi ai bulli della scuola, a conquistare il cuore di Chi-Chi (Jamie Chung) di cui è perdutamente innamorato, ma purtroppo subirà anche il nonno in seguito ad un attacco del malvagio Piccolo (James Marsters) alla ricerca delle sfere del drago per distruggere il pianeta terra.

Già dalla trama si può capire quanto il film abbia in comune con il capolavoro di Toriyama, ovvero ben poco.
Sinceramente non mi aspettavo molto da questo film, ma l’effetto è stato disastroso, durante tutti gli 87 minuti di pellicola speravo che la situazione non peggiorasse, cosa che tra l’altro non è avvenuta.
La storia è piatta, non coinvolge un minimo lo spettatore, gli attori non hanno sicuramente brillato anche a causa di una sceneggiatura che ha sorvolato su moltissimi punti, gli effetti speciali sono scadenti e cosa di non poca importanza, manca totalmente l’ironia e la comicità che caratterizzava il manga originale.
Anche il personaggio più comico, il Maestro Muten (qui interpretato da Chow Yun-Fat che fino ad ora aveva anche svolto dei ruoli rispettabili) appare noioso e spaesato, e totalmente fuori dal contesto.

Insomma era molto tempo che non guardavo un film talmente inguardabile, e non regge nemmeno la teoria che a me non sia piaciuto in quanto amante del manga prima e dell’anime poi, perchè questo film sicuramente rappresenta il punto più basso ed il prodotto peggio riuscito di tutto il franchise legato al fumetto di Toriyama, e sono pronto a scommettere che non entusiasmerà nemmeno coloro che non conoscevano Dragon Ball prima di questo film.
Del Dragon Ball originale rimane ben poco, giusto il titolo e qualche nome in comune, ma a mio avviso James Wong ed i suoi produttori si meriterebbero una bella denuncia per diffamazione.. Sacrilego.

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State of Play

12 maggio 2009 in film azione, film thriller

stateofplayVotoClod: 8/10

Titolo originale: State of Play
Paese: USA
Anno: 2009
Durata: 127′
Genere: thriller
Regia: Kevin MacDonald

State of Play è un prodotto molto ambizioso, frutto del meticoloso lavoro svolto da Kevin MacDonald, il regista già autore de L’ultimo Re di Scozia.
La pellicola è tratta da un opera più lunga, un telefilm omonimo andato in onda sulla BBC nel 2003, e la sua trasposizione sul grande schermo poteva rivelarsi un’arma a doppio taglio: non risulta facile infatti riuscire a condensare una intera stagione televisiva in un unico film senza incorrere nel rischio di un grosso flop.

In State of Play il protagonista è Cal McAffrey (Russel Crowe), reporter vecchio stampo alla ricerca della verità, che si trova fra le mani un caso scottante, la misteriosa morte dell’assistente nonché amante di un giovane deputato, Stephen Collins, interpretato da Ben Affleck.
McAffrey però conosce molto bene il deputato, in quanto suo ex compagno di università e con alle spalle una relazione con ormai ex moglie di Collins.
Durante la sua inchiesta gli viene affiancata anche una giovane ed agguerrita blogger, Della Frye, interpretata da Rachel McAdams.

Questa tipologia di film presenta un alto margine di rischio, in quanto, essendo un thriller molto intricato, se la trama rimane non chiara anche in seguito alla spiegazione finale o se gli elementi per ricomporre il puzzle non risultano credibli, il film difficilmente riscuoterà successo, mentre se il finale si rivela azzeccato e con la giusta dose di novità, allora il risultato è garantito.

A mio avviso, MacDonald con State of Play, è riuscito nell’impresa, ispirandosi ai grandi film di comune ambientazione giornalistica, come Tutti gli Uomini del Presidente, il regista è riuscito a realizzare un film ben ritmato ed efficace, capace di tenere lo spettacolare incollato allo schermo seguendo con il fiato sospeso l’evolversi della vicenda ricca di intrecci, sfumature e in continuo sviluppo.

Ciò che rimane più impresso, oltre all’ottima sceneggiatura, è la maniera in cui il regista si concentra sulle contrapposizioni, da un lato la contrapposizione della carta stampata alla rete, con i giornalisti vecchio stile, armati di taccuino, che collaborano con la polizia che si trovano a dover fare da guide alle nuove leve, che seppur esperte di nuove tecnologie, sono del tutto impreparate all’azione sul campo.
Dall’altro lato invece vi è la contrapposizione psicologica dei personaggi, che uno ad uno mostrano la loro “doppia faccia” mostrando una inevitabile tendenza alla menzogna pur di raggiungere i propri obiettivi. L’unico che mantiene saldi i suoi principi è McAffrey che cerca in ogni modo di districarsi all’interno di questo labirinto fatto di menzogne e tentazioni.

Tutti gli ingranaggi del film quindi si intrecciano perfettamente, così come le interpretazioni degli attori rendono giustizia al lavoro svolto per la sua relizzazzione.
Concludo citando l’unica sottile pecca, in quanto non è proprio facile credere che i personaggi interpretati da Russel Crowe e Ben Affleck siano stati compagni di scuola, vista l’evidente differenza di età (inizialmente i ruoli erano stati affidati rispettivamente a Brad Pitt e Edward Norton), ma una volta sorvolato su questo aspetto estetico non si ha nulla da ridire sulle performance dei due attori e sull’ottimo risultato del film.

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La Promessa dell’Assassino

8 maggio 2009 in film drammatico, film thriller

easternpromisesVotoClod: 7,5/10

Titolo originale: Eastern Promises
Paese: USA/UK/Canada
Anno: 2007
Durata: 100 min
Genere: thriller, drammatico
Regia: David Cronenberg

La Promessa dell’Assassino è un altra grande prova di regia di David Croneberg, regista già autore di History of a Violence.
La pellicola è ambientata in una Londra, ancora più grigia e cupa del solito che fa da teatro ad un storia piena di violenza, sangue e malvagità.
Fin dalla prima scena si capisce che si sta assistendo ad un film crudo, un omicidio ci presenta al meglio la situazione della diatriba tra due clan est-europei mentre una giovane ragazza senza identità muore in ospedale dando alla luce una nuova creatura.
Da questo momento in poi Cronenberg inizia ad illustrarci più approfonditamente il violento mondo in cui è ambientata la storia.

Protagonista femminile è l’ostetrica Anna Khitrova (Naomi Watts) che, impugnato il diario della giovane dopo aver assistito la nascita della bambina, inizia le sue incaute indagini, volte a rintracciare qualche parente della vittima.
Le sue scoperte la porteranno a conoscenza del Vory V Zakone, la mafia russa londinese, e di alcuni suoi esponenti tra cui il boss Semyon (Armin Mueller-Stahl), il suo scapestrato figlio Kirill (Vincent Cassel), che amministra per conto del padre il traffico di prostitute esteuropee, affiancato e protetto da Nikolaj (Viggo Mortensen), all’ apparenza un semplice autista ma pieno di “sorprese”.

Il lavoro di Cronenberg durante tutti i 100 minuti di film è ottimo, la tensione cresce continuamente e ti obbliga a seguire con trepidazione il susseguirsi degli eventi. Il regista si diverte a giocare con i contrasti durante tutta la pellicola, confrontando il mondo legale e quello della mafia russa, in un crescendo di claustrofobia e di violenza che esplorano fino in fondo la malvagità dell’uomo.
La tecnica e la pulizia delle inquadrature rendono questo film una vera delizia per lo spettatore, e soprattutto ci mostra finalmente una interpretazione memorabile di Viggo Mortensen, finalmente libero dallo spetto di Aragorn e capace di esprimere tutto il suo talento come attore.

Non male anche la prova di Cassel anche sa a me personalmente non piace come attore, ma in questo film da il meglio di sè nel ruolo del villain meschino e perfido, mentre ordinaria amminstrazione l’interpetazione di Naomi Watts.

La promessa dell’assassino ha tutti i requisiti per essere un film ottimo, ma purtroppo presente due pecche principali, la trama un pò troppo prevedibile con un finale a mio avviso deludente e soprattutto non ha rispettato le forti aspettative che aveva creato.
Nonostante ciò rimane sicuramente un film da guardare soprattutto per la magnifica scena finale, ad alto tasso di tensione, che vede Mortensen,  difendersi da un attacco mortale, in una sequenza che lo stesso Cronenberg ha paragonato a quella della doccia di Psycho.

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Le Ali della Libertà

29 aprile 2009 in film cult, film drammatico

shawshankVotoClod: 9,5/10

Titolo originale: The Shawshank Redemption
Paese: USA
Anno: 1994
Durata: 142′
Genere: drammatico
Regia: Frank Darabont

Le ali della libertà è sicuramente uno dei film più belli della storia del cinema, ed al tempo stesso uno dei più sottovalutati, visto che all’edizione degli oscar del 1995 il film, nonostante 7 nomination, non ha portato a casa nessuna statuetta.
Per fortuna nostra non sempre ciò che accade agli Accademy Awards rispecchia la realtà, tanto che nel corso degli anni il film è diventato un vero film cult.

La storia è tratta dal racconto “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank” ennesimo capolavoro di Stephen King ed è ambientata nel 1946,  anno in cui il bancario Andy Dufresne (Tim Robbins) viene condannato ad un doppio ergastolo con l’accusa di aver ucciso la moglie ed il suo amante, venendo rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Shawshank.
Qui l’ermetico bancario dopo qualche difficoltà riuscirà ad ambientarsi e ad affrontare il suo calvario anche grazie all’amicizia di Ellis Boyd Redding, meglio conosciuto come Red (Morgan Freeman).

Come è facile notare dal titolo originale ma anche da quello italiano, i punti fondamentali del film sono la redenzione e la libertà, che possono nascere anche in un mondo che ben poco ha di umano.
I protagonisti costretti a passare la loro vita rinchiusi nel carcere riescono ad ottenere una seconda possibilità, redimersi dopo aver sbagliato e guadagnarsi la tanto desiderata libertà.

Frank Darabont svolge un lavoro magistrale nel narrarci la vicenda, offrendoci le due visioni soggettive dei due co-protagonisti che inevitabilmente finiscono per coinvolgere a pieno lo spettatore.
L’utilizzo poi di diverse metafore e di apparenze rendono sopraffino il lavoro del regista, come ad esempio l’inquadratura iniziale di Shawshank che apparentemente sembra un comune palazzo storico ma che con l’allargamento della veduta si rivela in tutto il suo “splendore” e in tutti gli elementi classici del carcere.

Oltre alla grande prova di regia offerta da Darabont, và ricordato anche il grande lavoro degli sceneggiatori, infatti nonostante il film rispetti quasi completamente il romanzo di King, per la sua trasposizione sul grande schermo sono state realizzate alcune aggiunte, tutte in linea con lo spirito del romanzo che hanno solamente potuto migliorare un lavoro già ottimo.
Un ultimo riconoscimento và ovviamente ai due attori protagonisti, Tim Robbins e Morgan Freeman che, sostenuti egregiamente dall’intero cast, offrono delle interpretazioni memorabili che rimarranno nella storia del cinema. Da vedere assolutamente.

Le ali della libertà non è uno dei film più belli di sempre solo perchè parla ed esalta la speranza e la libertà, ma soprattutto sottolinea l’importanza di quelli che sono i valori più veri che rendono la vita degna di essere vissuta, come l’amicizia sincera tra due uomini che combattono uniti contro lo stesso avverso destino.

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